PAN & CUNPANÊGU

di

Giorgio Cretì
 

Data presentazione:  mercoledì 11 agosto 2004  Sagrato di S.Sabina

clicca qui per vedere le foto della serata della presentazione

"i ciottoli

14

 


 

Il volume è completato da dieci tempere a colori, opera del pittore:
Andrea Lavaggi

 

Presentazione di Giovanni Rebora

Docente di storia economica all’Università di Genova

 

Perché “Pan & companêgu”

 Prima del peccato originale, l’uomo viveva in uno stato semidivino in cui spartiva il cibo con il suo creatore, poi dovette piegare la schiena e darsi da fare per trarre dalla terra le risorse per la sua sopravvivenza. Le “colpe” di Adamo ed Eva, di Prometeo, di Pandora non diedero più scampo a nessuno e l’umanità dovette conoscere una vita soprattutto di dolori e tribolazioni. Per molto tempo l’uomo visse di stenti, alla giornata, poi per un colpo di fortuna imparò a governare il fuoco. Si diede da fare e giunse ad altre scoperte ugualmente rivoluzionarie, come quella di conservare i grani quando erano abbondanti, e capì che poteva sopravvivere con il suo ingegno. Risolto il problema della sopravvivenza, con la successiva scoperta del pane, quello schietto come nutrimento del corpo, l'uomo ebbe tempo per migliorare le tecniche d’uso degli strumenti che aveva costruito ed anche di cercarsi un companatico che servisse come nutrimento dello spirito.

Anche nei periodi di carestia, il pane – bianco o nero oppure misto – è stato il prodotto che ha permesso ad intere popolazioni di non morire di fame, ma anche l’ingrediente per completare diete troppo povere senza di esso; soprattutto il pane di casa, quello da affettare che durava una settimana. Il pane cosiddetto casareccio, spesso di farina integrale, che oggi si fa anche industrialmente, è rimasto nella nostra cultura ma quasi essenzialmente come ingrediente per la preparazione di bruschette, crostini e zuppe. I più famosi pani casarecci sono il pane toscano, poco salato, ed il pane di Altamura, ottenuto essenzialmente da farina di grano duro, ma ci sono pani casarecci un po’ dappertutto, quelle grosse pagnotte alveolate che profumano di frumento, ed è chiaro che ogni regione vanti il suo. Un tempo era soprattuto il pane dei bambini, che lo mangiavano nel caffellatte, anche se era ottenuto da un solo cereale e non da quattro o cinque mescolati assieme.

La nostra storia, quella del Mondo Occidentale, è la storia del grano e, conseguentemente, quella del pane; molte culture dove non si coltiva il grano non conoscono il pane e la loro storia è diversa dalla nostra. Non c'è alimento che più del pane dia l'idea di sazietà e di benessere o, se manca, di fame e miseria, per cui il pane è stato sempre considerato elemento di importanza vitale, come l’aria, al punto che sempre nei periodi di carestia il suo commercio è stato regolamentato dalla legge: per il pane sono scoppiate rivolte popolari famose.

Il pane ancora oggi è sinonimo di esistenza, di sopravvivenza, di grandissimo valore, anche spirituale, e lo testimoniano numerose espressioni di uso comune: guadagnarsi il pane, significa guadagnarsi da vivere; perdere il pane, vuol dire perdere il lavoro e quindi la possibilità di sopravvivere; mangiare pane asciutto, mangiar pane senza companatico, campare e basta. Il pane è la vita non soltanto biologica ed molto importante nella liturgia e nelle preghiere dei cristiani. Per i quali è lo stesso Dio del pater noster che, durante la celebrazione dell’eucarestia, nel momento in cui il sacerdote pronuncia la formula della consacrazione – dalla cialda azzima di farina bianca – si transustanzia.

Anche a Roma il pane era usato nelle cerimonie religiose: Plinio ci racconta che “gli antichi lo chiamavano adoreum, donde adorare, perché su focacce di farro venivano offerti i sacrifici agli dei.”

Ma, per tornare a terra, ribadiamo che biologicamente l’uomo non vive di solo pane. Forse un tempo gli bastava, ora ha bisogno assoluto anche del companatico, di qualcosa che lo renda più appetitoso. Mettere qualcuno a pane e acqua, vuol dire infliggergli una punizione corporale.

Già il companatico. Importantissimo! Il pane quotidiano, bianco o scuro, di frumento o misto, dolce o amaro – salvo che nei periodi di carestia dovuti a cattivi raccolti o guerre – non è mai mancato e fu una bella idea quella di mescolare semi ed erbe aromatiche, grassi e frutti vari all'impasto, ma già entriamo nel pane delle feste o delle grandi occasioni, delle solennità.

Il pan dolce, che si fa in tutta la Liguria ed è chiamato anche panettone, è un pane speciale che si fa durante le feste di Natale, così come i canestrelli di Brugnato. 

Torna alla pagina iniziale