STAGNARO Com. EMANUELE ADOLFO

Pluridecorato al V.M. - Medaglia d'Oro L.N. - Ancora d'Oro

Varo della Nave Esperia e la stessa in navigazione, immagini tratte dal libro
"RIVA TRIGOSO IL CANTIERE E LA SUA STORIA"  di  Edoardo Bo:

La Nave Esperia era definita la "ballerina del Mediterraneo"

 

Emanuele  Adolfo  STAGNARO


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asce a Lavagna, da padre rivano, il 31 marzo 1887; giovanissimo rimane prima, orfano del padre Cesare, armatore di velieri propri, che morì a seguito di naufragio della propria barca nel Golfo Leone nel 1893, poi della madre Luisa De Paoli.

Superato il corso di studi presso l'Istituto Nautico di Camogli, dove ottenne il diploma di Capitano di lungo corso, intraprese subito la carriera marinara imbarcandosi come "mozzo" sulle "barche" di famiglia in quanto a Riva Trigoso dove era nato il padre Cesare, sussisteva l'attività degli zii e di tanti piccoli armatori conosciuti ed apprezzati da tutte le marinerie, dediti ai traffici commerciali sul mare, in auge in quel tempo.

L'obbligo militare lo adempì, in marina, e successivamente richiamato, nel periodo del conflitto mondiale 15/18 ebbe modo di distinguersi in fatti bellici che lo videro protagonista in quanto, affondata la nave militare sulla quale prestava servizio, meritò, per il coraggioso comportamento, una prima onorificenza al valor militare.

Con innato senso del dovere e positive attitudini percorse la dura carriera del mare, tanto da meritarsi a soli 49 anni la Medaglia d'oro di lunga navigazione. Arrivò con riconosciuto merito al comando di navi prestigiose: in ultimo, prima la m/n Victoria poi l'Esperia, coronando la sua più intima aspirazione, in quanto la "bella" ESPERIA, nata anche lei a Riva Trigoso, era il segreto amore. Furono anni di grandi soddisfazioni che lui, conservava per se stesso in omaggio al suo carattere severo e insieme riservato, pronto ad eseguire e capace di comandare. La guerra recente, lo trovò al comando dell'ESPERIA, che fu subito requisita e inserita nel "convoglio celere", sulla direttrice Italia - Africa settentrionale.

Purtroppo alle 10.20 del 20 AGOSTO 1941, superato l'imbocco della rotta di sicurezza per TRIPOLI, il convoglio fu attaccato da unità nemiche; una scia di siluro fu avvistata vicinissima all'ESPERIA, senza che fosse ormai possibile eseguire una qualsiasi manovra.

Il siluro colpì la nave a proravia e fu seguito da altri due che esplosero contro il locale caldaie e a poppavia; l'ESPERIA, totalmente abbattuta sul fianco sinistro, affondò a 11 miglia dal faro di TRIPOLI.
Le condizioni meteo favorevoli hanno consentito il salvataggio dell'equipaggio e del personale militare trasportato. "Sorretto da alto senso del dovere restava sulla nave in procinto di affondare finché tutto il personale non fosse salvato."
Qualche ora dopo, con un aereo militare si trasferì a Roma per relazionare "Supermarina" sulla dolorosa perdita.

Non furono molti i giorni di riposo; dopo un periodo di servizio quale incaricato dell'armamento della nuova Esperia che era in cantiere, ma senza supplicare particolari agevolazioni, tra l'altro ben meritate, fu assegnato al comando di navi che curavano il rimpatrio di nostri militari dalla Grecia.

Dopo numerose missioni compiute senza gravi incidenti, imbarcò sul "GALILEA" per quello che doveva essere in senso reale, l'ultimo viaggio di rimpatrio dei militari che avevano operato sui fronti balcanici di cui il glorioso battaglione degli alpini "GEMONA" supportava il maggior numero di militari... Poi la tragedia del "GALILEA".

QUESTO RICORDO che vuole essere un tributo spirituale alla memoria di nostro Padre intende anche essere un perenne esempio di quanto si può rimanere indimenticati quando si è saputo coniugare l'esistenza con il dovere e il coraggio fino al sacrificio supremo.

                                                                                                                                        I FIGLI
 


... "Le navi procedevano in convoglio faticosamente nel mare in tumulto. Invertivano la rotta, facevano il respiro affannoso per lunghe
corse qua e là sul mare: segno che annusavano pericoli in fittissimo buio. Ma quando la notte è più fonda, la tempesta più furiosa, il freddo più intenso, l'acqua più insidiosa un boato rintrona nella caligine e si diffonde sulla superficie del mare.
...La lotta contro il mare in tempesta ferve intorno alla nave squarciata, gli equipaggi si prodigano in tentativi spasmodici, ma la vio­lenza delle onde non tollera accostamenti...
...Il "GALILEA" non raggiungerà più le sponde dell'Italia e il Battaglione Gemona non rivedrà più la Patria. "

                                                                                                                                               GIULIO BEDESCHI
                                                                                                                                "Centomila gavette di ghiaccio"