Clitocybe nebularis

 (Agarico delle nebbie, Peven in genovese)

Buono se cotto, ma tossico da crudo!

 

E’ un fungo diffuso e conosciuto dai raccoglitori di molte zone della nostra regione.

Occorre precisare molto bene le caratteristiche relative alla commestibilità: è assai ricercato dai fungaioli, che, nella stagione di crescita preferita – l’autunno inoltrato, quando calano le nebbie, da cui il nome – lo raccolgono copiosamente, per conservarlo sott’olio o in altra maniera. In realtà va detto che è tossico se consumato in grande quantità e se non è cotto in maniera prolungata, eliminando il liquido che si forma; alcune persone sono comunque sensibili alla tossina presente.

Un'altra segnalazione assai importante: ha un sosia tossico, che provoca avvelenamenti molto gravi dal punto di vista gastro-intestinale: l’Entoloma lividum, che cresce purtroppo nello stesso habitat; quest’ultimo si riconosce per le lamelle che non decorrono sul gambo, come per il nostro fungo e che, via via, cambiano il colore in rosa salmone; l’odore dell’E. lividum è di farina. L’odore emanato da C. nebularis è invece più complesso, paradossalmente, forse, meno gradevole, assai intenso, aromatico e le lamelle non virano, ma rimangono biancastro-crema.

E’ saprofita come la Lepista nuda, cioè vive dei residui e dell’humus del bosco; si nutre pertanto di materia morta, a differenza dei funghi parassiti, che trovano materiale nutritivo a spese di ospiti viventi.

  • Cappello: 8-15 cm., grigiastro, talvolta con aree biancastre, da convesso ad aperto
  • Gambo: 6-15x1,5-3 cm. carnoso, talvolta tozzo