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ANCHE IL CIELO È CADUTO
Sarebbe anche superflua una precisazione, ma questo lavoro ha cominciato a scorrere nella mia testa già alle 16 circa di martedì 11 settembre 2001, quando, in ufficio tra fatture e computer, telefonate e urla di colleghi, una voce ha sibilato: “ Ehi! Un aereo è andato a sbattere in una delle due torri di New York”. Qualche collega è riuscito a connettersi su Internet, un altro ha acceso una radiolina sempre pronta negli uffici per partite di calcio o grandi avvenimenti di sport, e nel frattempo gli aerei sono diventati due, poi tre… Il cielo è crollato sul mondo… E nei giorni successivi, nel silenzio della mia rabbia e della mia emozione, guardando sui giornali le fotografie sia di New York violentata, svuotata in quelle macerie di fumo, una città in totale silenzio nonostante i rumori, anzi, in totale silenzio nei suoi rumori, sia dei volti delle poche vittime trovate, sia dei superstiti mascherati, mentre tutti nel mondo e attorno a me si esibivano in commenti politici e ideologici, colpe e non colpe, persino qualcuno a dire “Chi la fa l’aspetti”, e un altro, un collega proprio rivolto a me: “Chi semina vento raccoglie tempesta”, nel mio totale silenzio disgustato dalle troppe voci e dalle troppe finte dichiarazioni di personaggi ai giornali, mentre la mia unica verità era quella di guardare quelle fotografie di macerie e di visi che erano stati sorridenti, questo testo diventava voce che voleva uscire, e che non potevo più respingere. Volevo farne una testimonianza semplice, di umanità e commozione, di rabbia, non certo di paura, perché non si può più avere paura, dopo queste cose. Soltanto ti chiedi, dove sta, adesso, il peggio?
Mario Dentone |